È il modo naturale di terminare qualche cosa, una conoscenza, un amicizia o qualcos’altro
selva di vetri verticali nel deserto
Non è affar tuo e non ti devo alcuna spiegazione, se non sei in grado di capire di non esser più gradito. È selezione. La selezione delle relazioni che è anch’essa naturale, alla faccia dell’arbitrio
l’idea nostra presa da loro e risolta nel suo limite
La libertà di relazione senza troppe spiegazioni è una conquista della modernità, scandalosa e sacra come tutte le libertà
i babilonesi e i bolognesi costruivano verso il cielo per raggiungere gli dei o per farsi dei sopra i vicini
Nostalgici dell’antica morale del vincolo sociale del borgo, cercano d’esser buoni, procrastinando la fine di un modello già finito
sublimazioni falliche di potere e di poter generare dal nulla ed in grande
Vite rovinate a cui serve una scusa per addossare agli altri la colpa dei loro fallimenti
trasformano l’acqua salata così che la verdura valga più del resto
Sapidi nell’animo. Magazzini di sapere bruciati dalla noia e dall’accidia, lamentano sul web e dallo psicologo il disagio per la sparizione d’altri. Da decenni non vedono se stessi o fanno finta d’esser cechi
non sarete mai come vorreste essere. A betoniere cercate di far cose immense come han fatto i vostri miti d’oltreoceano; amate senza esser ricambiati e quindi disprezzate
In tanti fan cosi, senza spiegazioni e senza altri appigli, senza trascinare ancora un po’ cose già finite
nella città vecchia edifici marrongialli al tufo, non mirabili come quelli siciliani
Cosa dovrei dirti che fai schifo e non mi piaci, il cemento di ogni vincolo sociale, il non far nulla, non chiamarti e non cercarti è un giudizio. Ma semplicemente ho capito che non vado bene per te, non vai bene per me in alcun modo, come amico, come amante e nemmeno come conoscenza saltuaria
eroi del sottosuolo vestiti da fantasmi: la moschea è pronta al trecentesimo piano, più vicino al dio e sopra a quasi tutti gli uomini
Risolvi i tuoi problemi che non son certo il mio abbandono. Non spetta a me dirti quali e pure non lo so
poi un altro ne fa un’altra al trecenteunesimo e così via
Un ultima volta assieme, per chiarire ed ottenere la tua ragione, la rivincita d’orgoglio: umiliare, insultare e importunare. Misera ed antiquata soddisfazione quella di metter alla prova il mio coraggio
e cosi via perché si dice in giro che il potere è meglio che scopare
Inutile discutere se il mio giudizio nei tuoi confronti sia giusto o no: è un grande problema solo mio, è una cosa naturale per cui non serve cincischiare
sciatori dentro al chiuso mentre fuori spruzzi d’acqua rinfrescano i turisti
Non ho il diritto di giudicarti, non ti riguarda. Quello che penso di te è affar mio: il mio rapporto con te, come ti vedo e come ti giudico è solo appena quello che mi frulla per la testa
si sta sempre confezionati dentro a goder di servizi ed attrazioni ed anche quando si ammirano le cose da fuori le si guarda da dentro qualcos’altro.
È successo solo che non mi incastro più nelle tue idee e nei tuoi modi, niente di più grave e pochissimo di sentimentale. Come dicono i tossici di ogni sorta – non è colpa tua, tu sei una persona speciale ed è solo colpa mia –
i mezzi ed il kebab costan meno che a Milano e l’hotel come a Milano. I poveri e i normali vivono liberi per la città mentre i ricchi stan reclusi nei vetri condizionati; a far che cosa?
Non c’è modo di fartelo capire, ci ho provato discostandomi appena appena con grazia, attenzione e ipocrisia ma appena lo facevo tu ti riposizionavi appena appena, con grazia, attenzione e ipocrisia. Lo sapevi e non volevi. Non rimane che scomparire.
a sentirsi freschi, a guardar fuori il deserto rovente e guardarsi dentro e fra di loro compiacendosi d’esser freschissimi nei vetri su divani di pelle fra cristalli, ori e cotillon
Preferiresti mi cambiassi, o che scendessi a battagliare schietto per portarti dalla mia a suon di pregiudizi ? Siam cambiati. O forse io e basta e cosa serve poi spiegare se ormai parliam lingue diverse
filippini, bangladini, indiani e pakistani e per sempre nepalesi
Finalmente giusto e possibile nel mondo urbano, nuovo e solitario. Sparire è ancora scortese e meschino per quasi tutti gli urbani nel vestire e rurali nel pensare: mentalità da agricoltori che è troppo presto per cambiarla perché funziona ancora bene per gli scopi materiali
stan tutti bene assieme ed han messo da parte regole di contaminazione e rivalità storiche, razzismo istintuale, in nome del lavoro e di rimesse interessanti
È ancora quella degli avi di qualche decennio fa: dignità, onore, rispetto, strutture simboliche per reggere società promiscue di individui interdipendenti per la sopravvivenza e la riproduzione
ben avete fatto a rimaner fantasmi in bianco come gli avi perché quegli occhi che portan in giro il ferrari son gli stessi che avevan miraggi nel deserto cercando oasi sul cammello
Come il far figli, un costume millenario e confortante che oggi ha perso la funzione e perfino un po’ va contro il mondo
fra l’oro trovate il senso della vita, importando troie e Louis Vittuon, scorrazzando fra i lussi variegati per non fermarvi e pensare ai nonni cammellari che eran felici di mangiare
E cosa dovrei fare, spiegarti cose che nemmeno so. Delle cose a parole non si possono spiegare, ed anzi si fan danni perché si usan limitati concetti della lingua per cercar di dir qualcosa, per fallire nell’esprimere sensazioni profonde per le quali davvero non esistono parole o non si è capaci di trovarle
tanti negozi come al Fiordaliso e la libreria più grande del mondo, si fan foto dall’esterno ma dentro è vuota. Se qualcuno qui leggesse questa libreria non esisterebbe e nemmeno l’edificio che la contiene, magari sarebbe un museo o una Nuova Biblioteca d’Alessandria ricostruita qualche migliaio di chilometri più là
Se vuoi le puoi trovare le parole ma ti servono almeno queste cose: tanto tempo e nulla di meglio da fare, un paesaggio immacolato, un personaggio neutro che abbia la pazienza di starti di fronte mentre blateri, forse un viaggiatore sconosciuto ? Devi essere delicato ed elegante come la Sicilia, camminare molto e quando rientri a casa poter disporre di uno specchio con cui intrattenere molti anni di conversazione solitaria. Ma è solo esercizio di retorica, fa bene perché sfoga, fa bene solo a me, non a te e perciò non ti riguarda
il Burju è come l’Everest, non sembra grande perché è in mezzo ai grandi, ma tu lo sai che lo è e quindi scatti, di meraviglia
Che per caso soffriresti meno a sentirti dire da chi credevi ti stimasse che non gli piaci più ? Non mi sento più spontaneo con te, non abbiamo gli stessi valori o non li abbiamo mai avuti e ho mentito a te ed a me per farci credere che li condividevamo e in apparenza star felici come una parete marcia ben dipinta
il bello è un altra cosa, è meno doloroso e coinvolgente, chiede poca fatica e poche risorse, è provvisorio, appiana più che esaltare, rasenta il terreno portando con se un po di sporcizia o come si suol dire rende sereni più che felici Al paesello trovi il bello e via discorrendo. Il bello è orizzontale ed aereo e si fa abbracciare con lo sguardo, le orecchie e pure il naso, è sparpagliato qua e là, non si concentra in un sol punto, in rifrazione di cristalli come qua in sto deserto
Se ti dico quel che non va, uscendo la mia voce esce da me e va a te. È cosi che la constatazione, la realtà si trasforma in giudizio. Per cui, usano dire adesso in molti, faccio il tossico e non ti dico nulla, mi assento e basta. E se mi chiedi ti dico che non è colpa tua ma mia. Ma da bravo tossico e narciso in fondo al cuore lo so che non è per niente colpa mia ma è solo che tu per me non sei abbastanza ed io insaziabile mai avrò pace e stima in generale Ho preferito finirla lì che giudicarti, che giudicare cosa siamo e potevamo essere. Meglio un lutto che una lunga, grave malattia oh mio caro credente masochista
ordine e rappresentazione simbolica di ricchezza e potere, a suon di leggi dure e giuste per cui il retto che vive in democrazia anela alla dittatura
Ti offendi, perché gli uomini d’un tempo sparivano nella foresta senza troppe spiegazioni e nessuno più li rivedeva o, più spesso, appiattivano le proprie idee a quelle degli altri per amor di nutrimento Qui, mio ancora e sempre caro, le idee saltan fuori ogni giorno e non c’è verso di scansarle, le persone cambiano e non sempre entrano nei vestiti in cui stan bene ancora le vecchie conoscenze Vuoi un ultima dose di affetto con le mie scuse e spiegazioni, vuoi che parli chiaro e con schiettezza ? Gli eventi ci han cambiato, le delusioni ed i successi e soprattutto quello che non è nulla di straordinario. I libri anche e altre persone sono entrate, uscite o rimaste un poco mentre di noi è rimasto il nulla