molto Ameno con un tocco di Rupestre

Dolci montagne e alberi verdissimi a gruppi e gruppetti qua e là. Guppetty di stelle come si dice a casa mia.

Starlink passa a caso e spaventa in maniera extraterrestre ma unisce tutti per utilità più che per paura; per chi la sente, la luna è grande come il mare, chi no perchè ha costruito senza chiedersi il permesso, senza chiedersi e chiedere mai nulla ad altri; ha usato tutto il proprio sacro spazio, ci ha costruito abusivamente mostruosi edifici di credenze, pregiudizio, sovrastrutture buone per lo sgomitar fra i propri simili con identità, personalità e status. Rispettabili pilastri di coerenza e calcestruzzo piantati nel fango o in sabbie mobili pronti a crollare o scomparire all’improvviso.

Su, clima mite e soleggiato, un vento che asciuga ma non toglie, poche case lontane non si vedono, solo rumori di cani e auto appena impercettibili, piccoli uccelli, e strusciar di arbusti di chinghiali che più spesso sono uccelli; se vien fuori la giraffa, la zebra o il coccodrillo come là in pianura sul grande fiume che hai rinnegato, non ti stupiresti più di tanto.

Lontane al buio, lontane campanelle di bestiame e moto vecchie distanti manciate chilometri, oltre le punte dei pinetti che di nuovo bruciano ma sta volta solo per il fresco sole del tramonto, rimessi tutti lì belli in fila dopo la fascia tagliafuoco.

Una strada buona e corta per cacciare il mangiare al market, il mare lontano a piedi e vicino con la macchina e lo sarebbe anche con la bici sai che spasso scendere per chilometri col vento e liberi se la salita non la fai.

C’è la sorgente. Senza il rubinetto, in barba alla siccità l’acqua esce lo stesso perchè sgorga dall’interno e vuole che la consumi e la sprechi per non implodere in sé stessa.

Solo i più fedeli ed i celebri coerenti vorrebbero il contrario. Che in un luogo puro e giusto, senza ordine umano fin da quando migliaia di anni fa qualcuno ha messo le pietre grandi ben in fila, si imponga il dogma per amor d’idea e timor di perdersi in se stessi, di dio e di tutto quanto sia libero e felice.

Oppure gradisci che l’acqua la si incanali da qualche parte in Africa come anche il cibo che noi scartiamo, con proposito d’azione buona e giusta, tautologia impiegata per capire e costruire la realtà. Confusione del simile con simile, affidati alla visione più comoda e vicina, sei di quelli che ben pensano e filosofo del ciò che sembra per moda, costruzione, convenzione e convinzioni, piuttosto di ciò che è per storia e biologia.

Un po’ di rocce ruvide ed alcune tonde, si spostano quando e come pare a loro, d’un tratto rotolando verso sud o poco alla volta in milioni di ere. Riflettono, mentre l’ombra e il sole le tirano in direzioni opposte come i divorziati anni novanta con la viva prova del loro abbaglio.

L’azzurro del mare del cielo e degli alberi. Ci si arrampica su lame e su strapiombi che han riparato gli antichi da intemperie ed invasioni; invisibili nelle doline e sopra le Genna, nessuno li vedeva, né pirati né romani né savoia o morte né la legge dello stato. Nessuno si aspettava o gradiva di trovarli, per conto loro e rupestri, ancora nessuno li vede e non vedono nessuno anche se c’han Tiscali in ogni stanza, a Tiscali nessuno si nasconde più.

Vai a cercare questi luoghi e sogna di una vita ruvida e banale tra incombenze semplici ed odori consanguinei; cibo parco ed amore sporco fra fratelli, cugini e genitori. Una natura che comanda ed immerge. Certezze. Timore e reverenza di ogni cosa che quel che non strozza ingrassa ed ogni cosa dà da mangiare e quello che non si vede colpisce duro ed uccide come un tempo le bardane di banditi per un giorno che poi tornavano al loro quotidiano zappare.

Un luogo che profumi d’abbondanza di resine di piante sempre al sole, che profumi di sacro secondo i riferimenti e gli stereotipi con cui ti hanno descritto in passato il passato o come per studi bizzarri hai immaginato i luoghi sacri e quelli antichi, con boschi fitti e rocce irte, grotte ed il mare giù là in fondo, dopo mille svolte d’una codula.

Qui non c’è nessuno che aspetta nessuno, il paese non c’è più da quando c’è stata la peste ed anche le ossa della grande tomba millenaria son sparite; solo le pietre dei Giganti rimangono infisse nel terreno a mezza luna, a guardare la valle ed il mare come in altre isole fanno i teatri delle civiltà classiche vicine. Non si aspettano un gran ché, accoglievano i semplici di un tempo come grandi chiese, quelli d’oggi con mistero e fascino rupestre o impazienza e voglia di scrollare.

Fine

Per natura e costume, la ragione degli altri vale adesso come prima. Te ne freghi per partito e retorica e per darti forza di te stesso.

Solo i giovani di ogni epoca, solo in quel momento in cui lo sono per davvero, per quei pochissimi anni fra la barba completa ed il primissimo pelo bianco, si mantengono discosti dal primordiale e dal tradizionale rispetto a ciò che il tempo detta, e sono meno accorti e più disinterresati all’opinione di quelli che tracciano la linea media della morale e del normale da seguire. Da poco vecchi e produttivi, poco fa giovani scazzati ed ideali.

Sfida di natura quella di dimostrar se stessi a se stessi e agli altri, come i conigli quando attraversano la statale mentre arrivi, farsi grossi con gli amici e per scopare. Il porto d’arrivo già lo si conosce ed è sicuro, certo, e tutti lo aspettano confidando nel loro merito. Ma non si vede o si fa finta d’esser ciechi.

Le ragioni altrui son necessarie per chi vien prima e chi vien dopo, che dipende dai tuoi strumenti e in estrema giovinezza, senza attrezzi, solo una linea puoi seguire. Per il te di ogni epoca, poco sana l’opinione esterna, sempre fuori tempo e di misura approssimativa come i plantari del mercato; ingiusta e deleteria per la mente rimasta fresca e disadorna.

Di sicuro paziente terminale di chi ha studiato com’è la mente per non impazzire e ora si fregia di curar gli altri. Futuro anziano insoddisfatto, sguardo torvo di minaccia. Crisalide di bravo ragazzo si trasforma in banderuola emotiva e dogmatico taft men per esser più felici e relizzati ma molti – dicon dalla vecchia foto – il ragazzo molle sembrava più felice. O è un sorriso finto da nice guy?

L’anziano muore pensando di potercela ancora fare di esser vecchio ma più saggio, di poterti ancora abbattere con le tecnica come nel judo, di meritare rispetto per aver vissuto tanto anche se quel tanto non esiste più da tempo ed il giovane lo spazza via come polvere da terra. Non siam mica le rocce di calcare che il tempo leviga e rende sempre più belle e la gente ci si vuole attaccare a tutta forza, ma alberi al vento, al sole e all’acqua che marciscono piano e crollano in un attimo.

Non è per l’onore e la dignità che ti danni, o per il dovere di seguire le parole del pastore come un tempo e trovar nutrimento nella forza morale e materiale del gregge a cui appartieni, il gregge non c’è più e lo vedi solo tu per tema di danneggiamenti materiali, insidie e macchinazioni eventuali. Cammini per nulla o per onore su per bricchi dove gli antichi andavan solo per sfamarsi e ti prenderebbero in giro te che ci vai solo per l’onor della conquista di pose e coltivare una dipendenza da endorfine, facendola passare per fitness e romantico panorama di paesaggio.

L’hai vista sgretolarsi e l’hai combattuta e la combattono e l’han combattuta i più del tuo tempo e quelli di appena prima, quella tradizione che c’ha imbrigliato per millenni, che c’ha tenuto al sicuro in una gabbia su una cengia da cui altrimenti saremmo caduti nel precipizio del disordine. E non siam arrivati ad otto miliardi così a caso ma per aver disprezzato ad un certo punto quel qualche milione di avi che si son scannati in faide famigliari e lotte coi vicini, in contesti naturali ameni e rupestri per pochi decenni cadauno. Quella tradizione s’è sfaldata già coi tuoi, alcuni anziani la reclamano, anche se l’han buttata giù anche loro al loro tempo solo per eccesso di testosterone fra la barba nera e il pelo bianco, ora la reclamano di nuovo per sentirsi come giovani: i loro usi e costumi che sono un poco sol discosti da quegli degli antichi; ma è importante lottare molto per riuscire ad ottener quel poco per distinguersi. Chi non lotta manco vive di per se ma s’accoda come erede e prosieguo della vita del proprio genitore, completandone i progetti come bonus da videogioco che aggiunge vita a chi ne ha poca. Il sogno di ogni padre e madre.

I politici la perpetuano per il voto acclamato anche se han sfondato con fatica, quella di chi la rincorreva per il voto. Qualche dittatore di nazioni perdute nel gelo o nel deserto la utilizza, ma qui dove il mondo corre avanti equo, solidale non serve più a nulla ma in pochi han coraggio di fregarsene del tutto e perdersi nel nulla.

Usa il punto e virgola che i punti fermi in qualsiasi testo – mai più su whattapp per favore, mi fai male, sembra che vuoi tagliar corto, contro ogni galateo – son solo un illusione di chi vaga troppo o sta nei dogmi senza pensare bene ed in fondo a niente come chi corregge i congiuntivi o le “a” senza acca, confondendo la grammatica del codice, a cui basta l’approssimazione per esser inteso, con il culto estetico della forma che ad ogni impercettibile modifica, errore od aggiunta sfuma ciò che si vuol dire. Frasi grammaticalmente perfette che non voglion dire nulla o credon di dire qualcosa ma lo fanno male, scambiando significanti con significati. Sbrodolando lessico a sproposito proprio come qui.

Non solo per non dispiacere agli avi ancora in vita ma anche per sentire se stessi come tali e non un ingranaggio o un pulviscolo in cantina, identità individuale obbligatoria che non vien a caso o per scelta o costruzione programmata ma dal palleggio incessante fra ciò che è dentro e ciò che sta fuori. Puoi esser tifoso di una squadra solo se ce n’è una avversaria, puoi esser giusto solo se dall’altra parte sai ben vedere o ti fai ben indicare cos’è il male, così fissi i riferimenti di ciò che puoi essere, devi o vuoi, mentre tutti gli altri, quelli che non, li fissi in punti saldi fra i più chiari, facili e visibili.

Chi è male accessoriato di strumenti ed optional emotivi e materiali, si scaglia contro il cattivo, in impeti rabbiosi che scaricano presto, maledincendone le malefatte più del necessario e solo per il godimento del castigo educatorio o per sentirsi meno disperato, giusto e saldo fra punti fluttuanti e poco solidi. Le varie razze di cattivi han compiti precisi: demolire gli innocenti e costruire strade per la moltitudine: ai dispersi, per identificarsi almeno come buoni; ai falliti per sentirsi almeno come giusti; ai cattivi per riconoscersi allo specchio ed evitare di far danni. agli inferiori come almeno superiori a qualcheduno.

Delle opinioni altrui, avrai comunque poco agio nel controllarle e gestirle tutte assieme e se lo fai sei poco modesto oltre che stupido. Che se fosse di una sola persona potresti concentrati su di essa e manovrar a piacimento con dedizione e molto tempo. E se fosse anche di molti ma una sola idea, potresti impegnarti a dedicar ad essa molti pensieri e azioni. Più facile, limpido ed onesto secondo regole prescritte, farsi parete liscia a cui nessuno possa appigliarsi. E gli errori e le storture tienile da conto come delle mutazioni s’è nutrita l’evoluzione, che se non fossero accadute, per caos e noncuranza, cammineremmo ancora a quattro zampe.

Si è vero che la natura e la cultura, più quest’una che l’altra, preferiscono tener salde le genti per amor d’evoluzione della specie e non solo gli odori e l’istintiva solidarietà provvedono a preoccuparsi l’un dell’altro e censurare i comportamenti deleteri per il bene collettivo ma anche le consuetudini, le parentele consanguinee e quelle fittizie per matrimonio, le amicizie di vocazione, per fatica, hobbies o passione e le appartenenze territoriali e di paese, politiche e di idee, tutte vincolano il tuo agire al giudizio e alla considerazione degli altri e pur le tue possibilità di azione o inazione nell’accumulo delle risorse e nell’accumulo di credito presso l’altro sesso o gli altri così che sia solo un illusione la tua indipendenza e il tuo agire per scelte consapevoli ma è invece un minestrone di voleri altrui veicolati a suon di sguardi e mezze frasi, carezze minatorie e intimidazioni a pacche di mani sulle spalle, incoraggiamenti, ed amore a schiaffi parentali. Aspettative generate da figli di persone che hanno soddisfatto quelle dei loro genitori e richiedono una ricompensa ai loro sforzi, una vendetta tramandata per la condanna loro inflitta. Ma sai che amor di padre e di madre aspettano in eterno quasi sempre purché non la si faccia troppo grossa.

Basta che non millanti la tua indipendenza e verità che quelli che lo fanno spesso mentono a se stessi e senton il bisogno di mascherare la sottomissione alle opinioni, alla ragion degli altri e alla ragion di stato e di status, con motti di indipendenza e sincerità d’animo. La schiettezza è di chi media in ogni occasione e poi prende la decisione più comoda per se stessi senza ferir gli altri e ciò che aspettano. Diffida di chi millanta di vedere solo il bianco il nero e di esser sincero, mentirà per primo a se stesso e moltissimo agli altri non per cattiveria propria ma per sincero daltonismo. Inascoltati i chiaroscuri, vagheranno a proprio piacimento facendo il loro a dismisura e piacimento.

Pur da soli, cinti in un unica tela ma forse in Giappone ed in Corea inizian a capire come fare, sparendo alcuni per sempre da tutto e da tutti. Ne va anche dello status sociale da rifare e quello economico per cui faticare. Fan soldi le agenzie per chi sparisce e si sottrae a qualsiasi aspettativa, scelta o tradizione, vincolo amicale o parentale.

Compatisci e cerca di capire e contenere i disatri dei cattivi che lo son sempre per causa esterna e giovanile per genitori violenti e anaffettivi, sventure smodate o impegni di vita enormi e disillusi. Loro sanno contenersi, sanno dei danni che han già fatto e spesso se ne vergognano e cercan di non farli, anche se meritano l’unica via dell’estinzione in un mondo dove la cura delle menti è affidata a chi, per sopravvivere ad infanzie scapestrate e traumi indelebili, ha dovuto sotterar la propria di follia ed ora si fregia di sanare quella altrui.

Tieni a bada i buoni che mostran dì esserlo senza errori di costume, quelli che seguono sempre e solo i sentieri ben battuti e non pensano mai di sbalgliare ma vedono gli altri fallire in ogni cosa, censori e moralisti di ogni cosa, non sanno comportarsi se non col dogma ed il miglior pensiero che va per la maggiore.

Ora io di questi sono i primi da cui vorrei scosatarmi. Son già lontani fisicamente e li vedo in pochi casi ma pochi ne rimangono e per il morale e il familistico che c’è in me e per la legge d’attrazione, non posso fare a meno di volerli come compagni si una squadra che va male ma pur sempre va.

Son tutti un po’ da un lato e contrapposti al mio fare e al mio provenire. Legati per il sangue o l’abitudine, seguono dio o il buon costume o il buon votare e tengono confini come si faceva un tempo. Si comportano da boyscout in un mondo di perdizione e col sorriso ed il rimbrotto del prete saggio da cui han studiato non valutano i contesti, le persone e le situazioni, e han gettato alle ortiche quel che han studiato, e usan la sensibilità per difendersi da chi non la pensa uguale. Moralisti. Teneri chiesaroli fin che stan nel loro, indispensabilie comunità per un secondo welfare nel paese, portatori inconsapevoli di valori grandiosi e pacifisti. Acerrimi quando giudicano e sentenziano come chi vuole la famiglia e la vita ad ogni costo e pensan di sapere cosa è bene e cosa il male.

Quelli vicini e vicinissimi a me, che nulla han fatto di male e che amo per la vita a cui la darei in cambio della loro. Per debolezza e mala scuola si accodano all’opinione anche se in cuor loro sanno chi sono e chi siamo, ma nel quotidiano svicolano dal sapere per approdare al dogma dei censori. E più per mia disgrazia io li sento giudicare mentre loro amano come io li amo e forse più.

Gli stessi dello stesso territorio con cui ci si incrociano mille sguardi di pochi secondi ed è sempre un opinione sommaria reciproca che mai ci si capisce ed alcuni come me cercan di primeggiare per cortesia, per compensare l’abito maleducato. Posson danneggiare la proprietà, non si sa bene poi come ma ognuno ha sempre qualcosa che non va e si cerca di non molestare chi potrebbe danneggiarci.

Uno sbrodolare di parole, paure, convinzioni e confusione come quelli che vivevano ad Osono fra mille mostri di natura con cui confezionavano mille accorgimenti rituali e già quattro millenni fa scappavano sui monti come me ora.

Fantasmi di Dubai

È il modo naturale di terminare qualche cosa, una conoscenza, un amicizia o qualcos’altro

selva di vetri verticali nel deserto

Non è affar tuo e non ti devo alcuna spiegazione, se non sei in grado di capire di non esser più gradito. È selezione. La selezione delle relazioni che è anch’essa naturale, alla faccia dell’arbitrio

l’idea nostra presa da loro e risolta nel suo limite

La libertà di relazione senza troppe spiegazioni è una conquista della modernità, scandalosa e sacra come tutte le libertà

i babilonesi e i bolognesi costruivano verso il cielo per raggiungere gli dei o per farsi dei sopra i vicini

Nostalgici dell’antica morale del vincolo sociale del borgo, cercano d’esser buoni, procrastinando la fine di un modello già finito

sublimazioni falliche di potere e di poter generare dal nulla ed in grande

Vite rovinate a cui serve una scusa per addossare agli altri la colpa dei loro fallimenti

trasformano l’acqua salata così che la verdura valga più del resto

Sapidi nell’animo. Magazzini di sapere bruciati dalla noia e dall’accidia, lamentano sul web e dallo psicologo il disagio per la sparizione d’altri. Da decenni non vedono se stessi o fanno finta d’esser cechi

non sarete mai come vorreste essere. A betoniere cercate di far cose immense come han fatto i vostri miti d’oltreoceano; amate senza esser ricambiati e quindi disprezzate

In tanti fan cosi, senza spiegazioni e senza altri appigli, senza trascinare ancora un po’ cose già finite

nella città vecchia edifici marrongialli al tufo, non mirabili come quelli siciliani

Cosa dovrei dirti che fai schifo e non mi piaci, il cemento di ogni vincolo sociale, il non far nulla, non chiamarti e non cercarti è un giudizio. Ma semplicemente ho capito che non vado bene per te, non vai bene per me in alcun modo, come amico, come amante e nemmeno come conoscenza saltuaria

eroi del sottosuolo vestiti da fantasmi: la moschea è pronta al trecentesimo piano, più vicino al dio e sopra a quasi tutti gli uomini

Risolvi i tuoi problemi che non son certo il mio abbandono. Non spetta a me dirti quali e pure non lo so

poi un altro ne fa un’altra al trecenteunesimo e così via

Un ultima volta assieme, per chiarire ed ottenere la tua ragione, la rivincita d’orgoglio: umiliare, insultare e importunare. Misera ed antiquata soddisfazione quella di metter alla prova il mio coraggio

e cosi via perché si dice in giro che il potere è meglio che scopare

Inutile discutere se il mio giudizio nei tuoi confronti sia giusto o no: è un grande problema solo mio, è una cosa naturale per cui non serve cincischiare

sciatori dentro al chiuso mentre fuori spruzzi d’acqua rinfrescano i turisti

Non ho il diritto di giudicarti, non ti riguarda. Quello che penso di te è affar mio: il mio rapporto con te, come ti vedo e come ti giudico è solo appena quello che mi frulla per la testa

si sta sempre confezionati dentro a goder di servizi ed attrazioni ed anche quando si ammirano le cose da fuori le si guarda da dentro qualcos’altro.

È successo solo che non mi incastro più nelle tue idee e nei tuoi modi, niente di più grave e pochissimo di sentimentale. Come dicono i tossici di ogni sorta – non è colpa tua, tu sei una persona speciale ed è solo colpa mia –

i mezzi ed il kebab costan meno che a Milano e l’hotel come a Milano. I poveri e i normali vivono liberi per la città mentre i ricchi stan reclusi nei vetri condizionati; a far che cosa?

Non c’è modo di fartelo capire, ci ho provato discostandomi appena appena con grazia, attenzione e ipocrisia ma appena lo facevo tu ti riposizionavi appena appena, con grazia, attenzione e ipocrisia. Lo sapevi e non volevi. Non rimane che scomparire.

a sentirsi freschi, a guardar fuori il deserto rovente e guardarsi dentro e fra di loro compiacendosi d’esser freschissimi nei vetri su divani di pelle fra cristalli, ori e cotillon

Preferiresti mi cambiassi, o che scendessi a battagliare schietto per portarti dalla mia a suon di pregiudizi ? Siam cambiati. O forse io e basta e cosa serve poi spiegare se ormai parliam lingue diverse

filippini, bangladini, indiani e pakistani e per sempre nepalesi

Finalmente giusto e possibile nel mondo urbano, nuovo e solitario. Sparire è ancora scortese e meschino per quasi tutti gli urbani nel vestire e rurali nel pensare: mentalità da agricoltori che è troppo presto per cambiarla perché funziona ancora bene per gli scopi materiali

stan tutti bene assieme ed han messo da parte regole di contaminazione e rivalità storiche, razzismo istintuale, in nome del lavoro e di rimesse interessanti

È ancora quella degli avi di qualche decennio fa: dignità, onore, rispetto, strutture simboliche per reggere società promiscue di individui interdipendenti per la sopravvivenza e la riproduzione

ben avete fatto a rimaner fantasmi in bianco come gli avi perché quegli occhi che portan in giro il ferrari son gli stessi che avevan miraggi nel deserto cercando oasi sul cammello

Come il far figli, un costume millenario e confortante che oggi ha perso la funzione e perfino un po’ va contro il mondo

fra l’oro trovate il senso della vita, importando troie e Louis Vittuon, scorrazzando fra i lussi variegati per non fermarvi e pensare ai nonni cammellari che eran felici di mangiare

E cosa dovrei fare, spiegarti cose che nemmeno so. Delle cose a parole non si possono spiegare, ed anzi si fan danni perché si usan limitati concetti della lingua per cercar di dir qualcosa, per fallire nell’esprimere sensazioni profonde per le quali davvero non esistono parole o non si è capaci di trovarle

tanti negozi come al Fiordaliso e la libreria più grande del mondo, si fan foto dall’esterno ma dentro è vuota. Se qualcuno qui leggesse questa libreria non esisterebbe e nemmeno l’edificio che la contiene, magari sarebbe un museo o una Nuova Biblioteca d’Alessandria ricostruita qualche migliaio di chilometri più là

Se vuoi le puoi trovare le parole ma ti servono almeno queste cose: tanto tempo e nulla di meglio da fare, un paesaggio immacolato, un personaggio neutro che abbia la pazienza di starti di fronte mentre blateri, forse un viaggiatore sconosciuto ? Devi essere delicato ed elegante come la Sicilia, camminare molto e quando rientri a casa poter disporre di uno specchio con cui intrattenere molti anni di conversazione solitaria. Ma è solo esercizio di retorica, fa bene perché sfoga, fa bene solo a me, non a te e perciò non ti riguarda

il Burju è come l’Everest, non sembra grande perché è in mezzo ai grandi, ma tu lo sai che lo è e quindi scatti, di meraviglia

Che per caso soffriresti meno a sentirti dire da chi credevi ti stimasse che non gli piaci più ? Non mi sento più spontaneo con te, non abbiamo gli stessi valori o non li abbiamo mai avuti e ho mentito a te ed a me per farci credere che li condividevamo e in apparenza star felici come una parete marcia ben dipinta

il bello è un altra cosa, è meno doloroso e coinvolgente, chiede poca fatica e poche risorse, è provvisorio, appiana più che esaltare, rasenta il terreno portando con se un po di sporcizia o come si suol dire rende sereni più che felici Al paesello trovi il bello e via discorrendo. Il bello è orizzontale ed aereo e si fa abbracciare con lo sguardo, le orecchie e pure il naso, è sparpagliato qua e là, non si concentra in un sol punto, in rifrazione di cristalli come qua in sto deserto

Se ti dico quel che non va, uscendo la mia voce esce da me e va a te. È cosi che la constatazione, la realtà si trasforma in giudizio. Per cui, usano dire adesso in molti, faccio il tossico e non ti dico nulla, mi assento e basta. E se mi chiedi ti dico che non è colpa tua ma mia. Ma da bravo tossico e narciso in fondo al cuore lo so che non è per niente colpa mia ma è solo che tu per me non sei abbastanza ed io insaziabile mai avrò pace e stima in generale Ho preferito finirla lì che giudicarti, che giudicare cosa siamo e potevamo essere. Meglio un lutto che una lunga, grave malattia oh mio caro credente masochista

ordine e rappresentazione simbolica di ricchezza e potere, a suon di leggi dure e giuste per cui il retto che vive in democrazia anela alla dittatura

Ti offendi, perché gli uomini d’un tempo sparivano nella foresta senza troppe spiegazioni e nessuno più li rivedeva o, più spesso, appiattivano le proprie idee a quelle degli altri per amor di nutrimento Qui, mio ancora e sempre caro, le idee saltan fuori ogni giorno e non c’è verso di scansarle, le persone cambiano e non sempre entrano nei vestiti in cui stan bene ancora le vecchie conoscenze Vuoi un ultima dose di affetto con le mie scuse e spiegazioni, vuoi che parli chiaro e con schiettezza ? Gli eventi ci han cambiato, le delusioni ed i successi e soprattutto quello che non è nulla di straordinario. I libri anche e altre persone sono entrate, uscite o rimaste un poco mentre di noi è rimasto il nulla