Ha letto sul 12

Una persona che amo molto e vorrei frequentare di più, ha sempre lasciato cadere le mie rimostranze e continua a cagarmi poco. Di spiegazioni biasimevoli ne ho formulate un’infinità, quasi tutte fantastiche e narcise, a parte una che è proprio curiosa: ho scoperto che trascorre gran parte del suo tempo sul tram numero dodici. A me sta cosa che una non mi si fila perché preferisce poggiare il culo su dei sedili vunci e respirare il tanfo di ascelle clandestine, proprio non mi va giù, così mi sono informato meglio per cercare di capire perché non si schioda mai da quel tram ed ho scoperto che ha ottenuto un privilegio di quelli che in Norvegia profumano di civiltà mentre qui da noi puzzano di infame prebenda.
Non maledire la patria – povera Italia ! – stavolta non è la solita regalia all’abbiente politichetto di turno. Il beneficio, guarda un po’, è riservato ad una normale cittadina, per nulla raccomandata o corrotta. È una figlia del popolo come te ma ti prego poi non lamentarti se verrà fuori che è la solita figlia di papà sotto mentite spoglie di punkabbestia, male che vada avrai un capro espiatorio in più contro cui convogliare le tue frustrazioni. Può anche darsi che il sottoscritto abbia preso un abbaglio e rovini a terra, perciò metto le mani avanti e ti dico che lo scoprirai solo vivendo se il gesto splendente è servito a coprire scandali inenarrabili, favoritismi intraclanici e le solite ingiustizie a scapito dei più deboli. Rilassati e rassegnati! non puoi farci nulla, se non aggiungere un poco di zucchero e la pillola andrà giù, come al solito.
Quella che ti sto per rivelare è una concessione da paese scandinavo che in Italia è possibile solo grazie alla forza motrice della pubblicità e al caso. Ciò non toglie che sia un’iniziativa splendida, un miracolo di generosità e intraprendenza per due pachidermi parastatali; un’efficace joint venture fra l’azienda dei trasporti e l’azienda dei telefoni per aiutare una lavoratrice zelante e concentrata non solo durante l’orario di lavoro ma fin da quando chiude casa e, si dice in giro, fin da dopo colazione ma non prima; assolutamente mai prima del pranzo.
Sul dodici c’ha letto per così tanti anni che alla fine un letto gli l’han concesso, là in fondo dove la vettura si restringe e c’è sempre casino, dove un tempo i ragazzini butterati facevano le smorfie agli automobilisti mentre ora, liscini e incremati, fan la trap. Quel culo di tram dista venti metri dal tramvierista così qualcuno la notte ci fuma indisturbato, scopa, ci fa a botte, mentre i più innocenti tatuano il tramvai con scrittine stupidine. Una terra di nessuno, decorata a cuori e cazzi. Dopo anni di calcoli e mille ripensamenti si è deciso di chiudere quella maledetta porta in fondo, da cui salgono i balordi e saltan giù gli scrocconi, anche perché il dodici è lungo lungo ma non è mai pieno pieno, tranne la mattina presto e il pomeriggio tardi dei giorni feriali. La nostra privilegiata ci trascorre per lo più i weekend, la domenica mattina presto, sola mentre tutti dormono, in compagnia di gente per bene che si alcolizza il sabato sera. Fino a qualche tempo fa era perfino costretta a mescolarsi agli isterici felici del venerdì o i tristi incazzati del lunedì ma ora, grazie al nuovo beneficio, ha facoltà di scegliere se esperire il disagio sociale, pardon…assaporare sfumature di umanità, oppure ritirarsi in un lampo in uno spazio riservato solo a lei nella parte posteriore della vettura.
Per uno sguardo inesperto quel culo di tram è un bigio culo di tram come un altro, senonché, appeso sul soffitto, un rettangolo arancione Atm di due metri per uno, spesso una spanna, illumina di colore quel luogo triste. La privilegiata con una speciale applicazione Telecomitalia, disponibile solo per lei sulla app delle apps, può azionare uno speciale meccanismo per cui il cassone arancione si abbassa scorrendo su quattro vecchi binari, riciclati da una vecchia linea, fino ad appoggiarsi sugli schienali delle ultime tre file di sedili. Drappi a fisarmonica che facevano da snodo in un tram a due vetture, si srotolano dal soffitto, trasformando lo squallido culo in esclusivo privé. Una leggera carica elettrica simile a quella dei recinti dei pascoli in montagna, ma un poco più convincente, dissuade i curiosi e i tabbozzi dal toccare il separé. La struttura semovente è stata ricavata dal vano motore di una filovia degli anni ottanta e va su è giù con una semplice pinchata di smartphone. All’interno sono state collocate stanchissime doghe ricavate dai sedili in mogano di un centenario 19, talmente stagionate dalla fatica da sprigionare sonno anche attraverso il materasso, farcito con le imbottiture dei sedili dei vecchi autobus. Nel lembo estremo del tram ci si può accomodare su di un comodissimo sedile da conducente a leggere le tags o raccogliere sempre utili contatti di travoni e puttani, nuovi ogni settimana. Si può anche restar lì catatonici a fissare il vuoto, a far le smorfie agli automobilisti in coda o a se stessi nel vetro ma pure leggere, scrivere o pensare di farlo.
Naturalmente il progetto è al cento per cento ecofriendly, sponsorizzato da mille aziende e cento enti, ed è destinato a far da pilota per tante altre simili iniziative in giro per il mondo. Si istituiranno concorsi o classifiche di merito per cui è probabile che verrà meno la spontanea magnanimità delle aziende e la spensierata accondiscendenza delle istituzioni nell’accordare culi di tram ad uso esclusivo di privilegiati comuni. Come si potrà calcolare la loro affezione al mezzo di trasporto ? non è come stabilire la qualità del legame fra persone in carne ed ossa che io ho deciso si possa ben misurare nel tempo che trascorrono assieme o nel tempo che spendono a cercarsi. Un pendolare ottuagenario che ha preso lo stesso tram per sessantanni, non è detto sia legato a quel mezzo di trasporto più di quanto non sia affezionato ad un mestolo da minestra mentre un giovane che ci fuma, ci scopa o ci fa le tags per un paio di weekend, può considerarlo il primo palcoscenico della sua vita. Chi leggerà avrà letto.

Un pensiero riguardo “Ha letto sul 12

Scrivi una risposta a metalli pesanti Cancella risposta